Ansia
Preoccupazione costante, tensione, attacchi di panico: capire che cosa alimenta l’ansia e imparare a gestirla.
Aree cliniche · Insonnia
Fare fatica ad addormentarsi, svegliarsi spesso o troppo presto, alzarsi stanchi: se succede da settimane, il sonno merita attenzione clinica. Un percorso strutturato aiuta a capire che cosa lo disturba e come intervenire.
In breve
Si parla di insonnia cronica quando le difficoltà di sonno si presentano almeno tre notti a settimana per almeno tre mesi e hanno conseguenze durante il giorno. Le linee guida europee indicano la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) come trattamento di prima scelta negli adulti.
L’insonnia non riguarda soltanto le ore dormite. È la percezione di un sonno insufficiente o di cattiva qualità, accompagnata da conseguenze durante il giorno: stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, calo dell’umore. Può presentarsi in tre forme, anche combinate tra loro.
Spesso l’insonnia nasce da un periodo di stress e poi si mantiene da sola, perché la preoccupazione di non dormire e le abitudini adottate per compensare finiscono per alimentarla. Altre volte è legata ad ansia o depressione, a dolore cronico, a farmaci, a condizioni mediche o ad altri disturbi del sonno, come le apnee notturne o la sindrome delle gambe senza riposo.
La visita ricostruisce la storia del sonno: orari, abitudini serali, risvegli, sonnellini, consumo di caffeina e alcol, uso di schermi, farmaci assunti. Può essere richiesto di compilare per una o due settimane un diario del sonno, uno strumento semplice che rende visibili schemi altrimenti difficili da notare.
Se emergono segnali di altri disturbi del sonno, per esempio russamento intenso con pause del respiro, può essere indicato un approfondimento specialistico.
La CBT-I è un percorso strutturato, di solito di alcune settimane, che combina diverse tecniche:
Richiede partecipazione attiva e un po’ di pazienza nelle prime settimane, ma lavora sui meccanismi che mantengono il problema.
I farmaci ipnotici possono avere un ruolo in alcune situazioni e per periodi limitati. Chi li assume da tempo non dovrebbe sospenderli da solo: un’eventuale riduzione va pianificata gradualmente e con il medico, spesso proprio all’interno di un percorso CBT-I.
Il percorso
Una telefonata, un messaggio WhatsApp o il modulo online: si concordano sede, giorno e modalità della prima visita.
Storia clinica, terapie in corso, esami già eseguiti e soprattutto come i disturbi incidono sulla vita di tutti i giorni.
Obiettivi chiari e un piano che può integrare interventi medici e psicoterapia, in accordo con il medico curante.
Incontri di verifica per valutare l’andamento e adattare il percorso alle esigenze che cambiano.
Le risposte in breve
Quando le difficoltà di sonno compaiono almeno tre notti a settimana, durano da almeno tre mesi e hanno conseguenze sulla giornata, come stanchezza, irritabilità o difficoltà di concentrazione.
Sì, il percorso si presta bene anche alla modalità a distanza, con il supporto di un diario del sonno da compilare tra un incontro e l’altro.
Non bisogna sospendere da soli un farmaco per il sonno. Se c’è l’indicazione a ridurlo, il piano viene costruito gradualmente insieme al medico che lo ha prescritto.
Sì, ed è uno dei legami più frequenti: l’ansia rende difficile addormentarsi e, a sua volta, dormire male aumenta l’ansia. Per questo un percorso efficace considera entrambi gli aspetti.
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Il primo passo
Per informazioni su visite, sedi e disponibilità puoi telefonare, scrivere su WhatsApp o compilare il modulo di contatto. Ti verrà indicata la modalità più adatta alla tua situazione.